Archivio per Categoria Famiglie

Chi sono le “generazioni sandwich”?

Sono le generazioni “di mezzo”, schiacciate tra la generazione precedente e quella successiva. Solitamente ci si riferisce alla generazione adulta, che si trova a occuparsi contemporaneamente dei genitori anziani e dei figli, spesso ancora piccoli o adolescenti, in una fase in cui sussistono ancora gli impegni lavorativi e la gestione della vita di coppia e delle relazioni esterne alla famiglia. Sempre più spesso però questo schiacciamento riguarda anche la generazione dei nonni, che talvolta hanno genitori molto anziani e al contempo rappresentano un supporto pratico fondamentale per i propri figli adulti, ad esempio a livello economico e nella gestione dei nipoti.

Oggi l’aspettativa di vita è aumentata rispetto al passato, la vecchiaia si prolunga e sebbene molte persone mantengano a lungo una vita attiva, l’avanzare dell’età e l’emergere di problemi di salute spesso comporta l’emergere di bisogni di cura e accudimento da parte della generazione anziana.

Al contempo si tende a fare figli sempre più tardi e spesso i figli raggiungono tardivamente l’autonomia e restano più a lungo nel nido familiare. Anche quei figli che si autonomizzano relativamente presto d’altra parte possono continuare ad avere necessità di supporto pratico, ad esempio a livello economico e nella cura dei figli piccoli.

Ecco che chi fa parte delle “generazioni di mezzo” spesso si trova a gestire molteplici ruoli e a vivere un carico di responsabilità molto impegnativo, all’interno di una società piuttosto improntata alla performance, alla perfezione, al controllo.

Spesso proprio in quella fase di vita in cui si avverte il bisogno di rallentare, di riprendersi i propri spazi, di coltivare interessi e benessere personale, si finisce per restare schiacciati. Molti pazienti portano la loro frustrazione e la loro fatica nel dover contemporaneamente lavorare, tenere in piedi lo spazio di coppia e le amicizie, accudire i genitori anziani e i figli piccoli o adolescenti. A volte sono i nonni a portare la stanchezza e la fatica di doversi occupare di genitori molto anziani e dei nipotini. Spesso è difficile condividere i propri sentimenti, perchè ci si sente allo stesso tempo stanchi, frustrati e però in colpa nel pensare e provare certe cose.

A volte si è anche convinti di dover fare tutto, bene, con il sorriso e di dovercela fare sempre da soli.

Spesso è anche la fase in cui bisogna affrontare anche cambiamenti personali e fisici impegnativi. Emerge la paura di invecchiare e si può fare grande fatica anche ad affontare la vecchiaia e la morte dei propri genitori anziani e la crescita dei figli.

Talvolta può risultare faticoso chiedere aiuto, ma bisogna ricordare che nessuno di noi è un super-eroe e che è importante concedersi uno spazio per fermarsi, ascoltarsi, condividere, perchè certe fatiche sono più che comprensibili.

Il supporto psicologico può essere utile per dare spazio alle emozioni più faticose e per attivare possibili risorse personali, familiari, sociali al fine di cercare un equilibrio più sostenibile.  

FIGLI, GENITORI E COMING OUT : USCIRE ALLO SCOPERTO IN FAMIGLIA

FIGLI, GENITORI E COMING OUT : USCIRE ALLO SCOPERTO IN FAMIGLIA

compassion-857723_640“Coming out” significa “uscire allo scoperto” e si riferisce solitamente alla scelta di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.

Per le persone omosessuali o bisessuali, in particolare, il coming out rappresenta una tappa importante nella costruzione dell’identità e dell’autostima: è un processo che parte innanzitutto dall’accettazione di sé, per poter vivere con più serenità e senza nascondersi, imparando a gestire lo stigma sociale.

Nonostante, infatti, l’omosessualità non sia una malattia e ciò sia stato ufficialmente riconosciuto, la nostra società non appare davvero pronta ad accettarla come qualcosa di reale e naturale. I fatti di cronaca ci raccontano di violenze e discriminazioni, ma, più in generale, parte della società e delle istituzioni non accetta o lo fa solo a parole la realtà dell’omosessualità: non solo sono ancora diffusi alcuni stereotipi, ma si fatica a superare la paura che l’adeguata regolamentazione di diritti e doveri più paritari possa minacciare valori e forme di coppia e famiglia più tradizionali.

Dati Istat (Report 2011 sulla popolazione omosessuale nella società italiana) rilevano che la maggior parte degli intervistati riconosce l’esistenza di discriminazioni nei confronti di omosessuali, bisessuali e transessuali e probabilmente per questo il 29,7% ritiene che sia meglio che essi non rivelino il proprio orientamento sessuale.

La maggior parte degli omosessuali/bisessuali intervistati ha dichiarato di aver percepito o subito apertamente discriminazioni riferibili al proprio orientamento sessuale in diversi contesti e parte del campione totale (20%) ha preferito non fornire informazioni rispetto al proprio orientamento sessuale, segno che il tema è particolarmente delicato. Solo il 20% circa dei genitori di chi si dichiara omosessuale o bisessuale è a conoscenza della condizione del figlio, mentre sembra esservi maggiore possibilità di parlare con fratelli/sorelle (45,9%), colleghi (55,7%), amici (77,4%).

In ambito psicologico, alcuni studi hanno cercato di ipotizzare le origini dell’omosessualità o si sono concentrate sulle famiglie omogenitoriali, cercando di valutare il benessere dei figli.

Non ci interessano qui i risultati e le ipotesi, non appare utile assumere atteggiamenti giudicanti, in senso negativo o positivo, né pensare di dover dimostrare per forza qualcosa. Viviamo in una società in continuo mutamento e in cui tutti viviamo esperienze, relazioni, quotidianità molteplici, ma reali, delle quali dobbiamo prendere atto e incuriosirci. Dunque potremmo chiederci cosa possono vivere un figlio e una famiglia rispetto all’omosessualità e al coming out e quali sono le sfide che più spesso si troveranno ad affrontare: questo ci può aiutare a trovare modi adeguati di sostenere chi deve confrontarsi con queste tematiche e con queste tappe di vita.

Generalmente, il riconoscimento e la scoperta della propria omosessualità genera stress, soprattutto se si vive ancora in famiglia e in contesti che favoriscono lo stigma sociale. L’accettazione di sé come persone con un orientamento omosessuale, ma pur sempre di valore, può agevolare il coming out, che resta comunque un processo graduale e continuo, poiché man mano si sceglierà se, a chi e come dirlo.

È un passo che può essere vissuto diversamente da persona a persona, ma che per molti rappresenta una liberazione, dolorosa ma necessaria. È chiaro che sentire il supporto delle persone significative è importante, soprattutto in determinati momenti, tuttavia bisogna ricordare che il coming out di un figlio rappresenta un evento non previsto e dunque sconvolgente per la famiglia. Le reazioni potranno essere diverse in base alla particolare cultura familiare e individuale, alla qualità delle relazioni, alle modalità di funzionamento, alle aspettative sul figlio. Nei genitori possono farsi spazio emozioni anche molto ambivalenti, tra la rabbia, la vergogna, il sollievo, il senso di colpa, che possono essere elaborate più o meno velocemente o possono dare vita a un rifiuto irremovibile.

Non dimentichiamo che ormai i figli sono sempre meno, sempre più pianificati e caricati di aspettative e richieste di risarcimento affettivo e rassicurazione: qualunque ostacolo ai propri piani rischia di mettere in crisi i genitori. Si può avere paura per il benessere del figlio o sentirsi in colpa perché si pensa di aver sbagliato qualcosa o di non aver capito nulla di lui. Bisogna inoltre ridimensionare certe fantasie sul futuro dei figli che erano date per scontate e fare i conti con la paura dello stigma sociale.

In realtà, questi aspetti non sono insiti solo nelle situazioni di coming out da parte di figli omosessuali, ma più in generale si ripresentano ogni volta che un figlio sceglie di condividere una parte importante del proprio sé tenuta nascosta, perché soffre nel non potersi mostrare e nel non sentirsi riconosciuto come persona reale. Quante volte occultiamo a noi stessi o agli altri, in primis i nostri cari, parti di noi che pensiamo inaccettabili? Quante volte non abbiamo il coraggio di esprimere chiaramente le nostre scelte, inclinazioni, bisogni, emozioni per paura delle conseguenze o di deludere le aspettative? Se proviamo a riflettere in questi termini, ci rendiamo conto di come ognuno nella vita debba affrontare i propri coming out, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Un bel video su questo tema è stato realizzato nell’ambito del progetto Condividilove, in collaborazione con l’Associazione Agedo (Associazione genitori di omosessuali), in occasione del Coming Out Day 2015

http://video.repubblica.it/embed/cronaca/amore-dimmelo-mamme-e-papa-di-gay-e-lesbiche-per-il-coming-out-day/214301/213473&width=320&height=180